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Il simposio di Jackson Hole si tiene dal 27 al 29 agosto. Il tema di quest'anno è "Financial Innovation: Implications for Payments and Policy": innovazione finanziaria, sistemi di pagamento e implicazioni di politica monetaria.
Perché lo scrivo: ogni anno si diffonde l'attesa che a Jackson Hole venga annunciata una svolta sui tassi. Quasi mai succede, ed è strutturale, non casuale: è un convegno accademico con circa 120 partecipanti tra banchieri centrali, economisti e accademici da oltre 70 paesi, non una riunione di politica monetaria.
Quest'anno però c'è un elemento in più: dopo tre dissensi al FOMC di luglio, il discorso di apertura verrà letto come indizio sul fatto che quella spaccatura sia un incidente o una tendenza. Non perché verranno dette cose nuove sui tassi, ma perché il TONO verrà passato ai raggi X.
Cosa mi aspetto: qualche giorno di volatilità intorno alle date, movimenti in buona parte riassorbiti, e una quantità industriale di titoli che sovrainterpretano mezza frase.
Per chi ha prodotti a leva il consiglio non richiesto è sempre lo stesso: se una posizione ti costringe a seguire in diretta un discorso a un convegno, il problema non è il convegno.
Ottima precisazione sul tema del simposio, che quest'anno e passato abbastanza sotto traccia.
Aggiungo perché il tono conti più del contenuto in questa edizione. I tre dissensi di luglio non sono equivalenti tra loro: sono voci con storie diverse dentro il comitato, e questo rende difficile liquidare la spaccatura come l'iniziativa di un'ala isolata. Se fosse stato un singolo dissenso ricorrente, il mercato l'avrebbe archiviato in mezza giornata.
Quello che guarderò non è tanto il discorso principale ma se e quanto il tema della divisione interna emerge nelle dichiarazioni a margine. Storicamente è lì che si capisce se un dissenso è folclore o preludio.
(E sì, lo so che qualcuno passerà a scrivere che è macro da bar. Va benissimo. Continuo a pensare che sapere in che regime ci si trova serva a decidere quanto rischiare, che è una domanda diversa dal decidere dove va il mercato.)
Insegno all'università e uso spesso Jackson Hole in aula per spiegare la differenza tra informazione e rumore, quindi il tuo post mi ha fatto piacere.
Un dato che di solito sorprende gli studenti: se si guardano i rendimenti dell'azionario nelle sedute immediatamente successive ai discorsi di apertura degli ultimi anni, e poi quelli a un mese di distanza, la correlazione tra la reazione immediata e quella successiva è molto debole. Il mercato reagisce subito e spesso cambia idea poco dopo.
Questo ha una conseguenza pratica precisa per chi usa prodotti a leva: la reazione immediata è proprio quella che il ribilanciamento giornaliero cristallizza. Se il mercato scende il giorno del discorso e recupera nei dieci successivi, il sottostante torna al punto di partenza mentre un leva 3 no.
E la ragione per cui gli eventi molto mediatici sono il contesto peggiore per tenere leva alta, indipendentemente da come vada a finire. Vale per Jackson Hole come valeva per il venerdì dei dati sul lavoro di cui si discuteva a inizio mese.