Forum ETF a Leva
Discuti di ETF a leva, broker e strategie con altri investitori italiani. Gratuito, senza pubblicità.
Partecipa gratis →Sono un po' un maniaco delle riunioni delle banche centrali e di solito, arrivati a una settimana dal meeting, il consenso è formato e si discute solo dei dettagli del comunicato. Questa volta no, e la cosa mi sembra degna di nota.
Il punto di partenza è che la Fed non sta più discutendo di quando tagliare. Dai verbali di luglio è uscito un comitato diviso: la decisione di lasciare i tassi nella fascia 3,50-3,75% è passata 9 a 3, e i tre dissenzienti chiedevano già un rialzo di un quarto di punto. A giugno il voto era stato unanime.
Da lì le probabilità implicite nei future si sono mosse come un pendolo: il rialzo del 16 era dato intorno al 30% prima di Jackson Hole, è salito verso il 60% subito dopo, e nei giorni successivi è tornato verso il 50%. Due settimane, tre scenari diversi.
Il dato che tiene aperta la partita è l'inflazione: il PCE di luglio è uscito al 3,7% annuo, sopra le attese, con il core al 3,3%. Con numeri così, restare fermi va giustificato con i primi segnali di rallentamento dell'economia, non con i prezzi. Chi scommette sul rialzo guarda esattamente quel numero.
Per chi come noi usa strumenti a leva la lettura pratica è semplice e antipatica: con un mercato diviso a metà, qualunque decisione sorprenderà circa metà dei partecipanti, e la seduta del 16 può essere tra le più violente dell'anno in entrambe le direzioni. Con la leva la direzione conta molto meno dell'ampiezza. Io personalmente arrivo al meeting con l'esposizione a leva ridotta, non perché ho una previsione, ma proprio perché non ce l'ho.
Voi come ci arrivate? C'è qualcuno che ha una convinzione forte e la sta esprimendo con la leva?
Faccio risk management in banca e sottoscrivo il tuo approccio di ridurre l'esposizione senza avere una previsione, che dal mio punto di vista è l'unica cosa professionale da fare in una situazione del genere.
Aggiungo un dettaglio tecnico sul pendolo che descrivi. Quando le probabilità passano dal 30 al 60 e poi al 50 in due settimane, non cambia solo la previsione, cambia il posizionamento: ogni oscillazione costringe qualcuno a coprirsi o a chiudere, e il giorno della decisione quel posizionamento instabile si scarica tutto insieme. Il movimento non è proporzionale alla sorpresa, è più grande.
Per chi ha la leva questo significa che una decisione "attesa da metà del mercato" non è una decisione prezzata a metà: è una decisione che per metà dei partecipanti sarà una sorpresa. È un buon motivo in più per arrivarci leggeri.
Sto facendo un dottorato in economia e vorrei aggiungere una nota sul PCE che citi, perché è il numero su cui si decide tutto.
La cosa che vale la pena tenere a mente è che quel dato è di luglio: quando il FOMC si riunisce il 16 guarda una fotografia di un mese e mezzo fa, e il dato di agosto arriverà solo a fine mese. Le banche centrali lo sanno benissimo e per questo pesano molto le aspettative e i dati ad alta frequenza, che però sono anche i più rumorosi.
Il dettaglio che trovo più interessante è lo scarto tra l'headline al 3,7% e il core al 3,3%: una parte della pressione arriva da energia e alimentari, e con il petrolio salito di quasi il 20% da luglio quella parte non sta certo scendendo.
Il che spiega, credo, perché il consenso non si forma: non è che gli analisti siano più confusi del solito, è che l'informazione disponibile è genuinamente ambigua. Quando i dati sono ambigui, la previsione riflette più il modello di chi la fa che i dati stessi.