Forum ETF a Leva
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Partecipa gratis →Sono in pensione da qualche anno, ho fatto l'ingegnere in un'azienda del settore energetico per tutta la vita, e questa è una discussione che mi diverte perché la vedo da due lati.
La domanda è semplice: se uno pensa che il petrolio resterà alto, conviene comprare il petrolio o le aziende che lo estraggono?
Dal punto di vista industriale, che è quello che conosco, la differenza principale è che le società hanno un costo di produzione fisso e ricavi che seguono il prezzo. Questo crea una leva operativa naturale: sopra una certa soglia di prezzo, ogni dollaro in più va quasi tutto a margine. In un certo senso una compagnia petrolifera È già uno strumento a leva sul greggio, solo che nessuno la vende come tale.
Ma ci sono due differenze che remano in senso opposto. La prima è che le aziende pagano dividendi e la materia prima no, il che cambia completamente il profilo per chi ha un orizzonte lungo. La seconda è che un'azione risente anche del mercato azionario in generale: se il MIB e gli indici europei scendono per motivi loro, il vostro titolo energetico scende anche con il Brent che sale.
La mia opinione, da persona che non usa la leva ma legge chi la usa: chi vuole esprimere una view di brevissimo sul prezzo usa lo strumento sulla materia prima, chi ha una tesi di più lungo periodo sul settore energetico e in una fase di prezzi alti probabilmente è servito meglio dalle società, senza leva.
Cosa ne pensate voi che operate più di me?
Il punto sulla leva operativa naturale delle società petrolifere è una cosa che andrebbe spiegata molto più spesso, perché cambia il modo in cui uno costruisce l'esposizione.
Io la vedo così: la compagnia ti dà la leva sul prezzo ma te la dà con dentro anche un'azienda vera, con un management che può sbagliare, un debito, e delle scelte di investimento. È leva più rischio idiosincratico. Lo strumento sulla materia prima ti dà la leva pura ma con il decadimento.
Non c'è una risposta giusta in assoluto, ma la tua osservazione sull'orizzonte mi sembra il criterio corretto per scegliere. Sotto le due settimane lo strumento sulla commodity, sopra i sei mesi le società, in mezzo probabilmente nessuno dei due.
Mi occupo di ESG e aggiungo un elemento che di solito in queste discussioni non entra ma che sta diventando concreto anche per chi ragiona solo in termini di rendimento.
Le compagnie petrolifere europee sono soggette a una pressione regolatoria e a un costo del capitale che le controparti americane non hanno negli stessi termini. Questo si traduce in multipli strutturalmente più bassi, che a volte vengono letti come "occasione" quando invece riflettono un rischio reale sul lungo periodo.
Non è un argomento morale, è un argomento di prezzo: se il vostro orizzonte è quello lungo che suggerivate voi due, allora quel fattore entra nel conto. Se è di due settimane, ovviamente no.