Se potessi tornare al giorno in cui ho aperto il mio primo conto titoli, con il mouse in mano e pronto a cliccare su «Compra», mi siederei accanto a quella versione di me e gli direi dieci cose. Alcune gli avrebbero fatto risparmiare soldi, altre notti insonni, e altre ancora semplicemente tempo, che quando si parla di investimenti è la risorsa più preziosa che abbiamo.
Non sono formule per arricchirsi in fretta: sono le basi per costruire un portafoglio che regge nel tempo, dal fondo di emergenza ai costi, dal piano di accumulo alla diversificazione, fino alla leva e alle regole fiscali italiane sugli ETF, che nessuno ti spiega quando inizi. Qui sotto trovi il video completo (33 minuti) e, a seguire, la versione scritta con i numeri aggiornati a ottobre 2026 e le fonti.
📊 Le 10 cose in sei numeri — dati aggiornati a ottobre 2026
Una precisazione importante prima di iniziare: non sono un consulente finanziario, sono un appassionato che fa le sue esperienze da qualche annetto. Quello che ti racconto è esperienza e informazione, poi ognuno deve ragionare con la propria testa. I dati sono verificati alla fonte e li trovi elencati in fondo all’articolo.
1️⃣ La Borsa non è il primo passo: prima la base
Quando si inizia c’è una specie di frenesia: hai visto un video, hai letto un articolo, un amico ti ha detto che ha guadagnato il 20% in sei mesi, e vuoi entrare subito. Il problema è che molte persone entrano in Borsa con soldi che in Borsa non dovrebbero mai stare. Prima di comprare il primo ETF ci sono tre cose da sistemare.
Il fondo di emergenza
Prima di investire un solo euro dovresti avere da parte una somma che ti permetta di affrontare un imprevisto: la macchina che si rompe, la caldaia, un periodo senza lavoro. C’è chi dice tre mesi di spese e chi dice sei, e il numero giusto dipende da te, da quanto è stabile il tuo lavoro, se hai una famiglia, se hai un mutuo. Il principio invece è semplice: quei soldi devono essere liquidi, disponibili subito, e non devono oscillare.
Perché è così importante? Perché il giorno in cui ti servono soldi all’improvviso può essere proprio il giorno in cui il tuo portafoglio è a meno 20%. Le crisi economiche e quelle personali spesso arrivano insieme: se perdi il lavoro magari è perché c’è una recessione, e se c’è una recessione la Borsa probabilmente è scesa. A quel punto sei costretto a vendere nel momento peggiore e a trasformare una perdita sulla carta in una perdita vera. È uno degli errori più dolorosi che si possano fare, e non dipende da quanto sei bravo a scegliere i titoli: dipende solo da come hai organizzato i tuoi soldi prima.
I debiti costosi
Se hai un finanziamento al 10 o al 15%, o peggio ancora una carta revolving, ripagare quel debito è il miglior investimento che tu possa fare: è un rendimento garantito e senza rischio. Nessun ETF al mondo ti garantisce il 15% l’anno.
L’orizzonte temporale
In Borsa dovrebbero andare i soldi di cui non avrai bisogno per parecchi anni. Se sai che fra due anni ti servono per l’anticipo della casa, la Borsa non è il posto giusto, perché in due anni può succedere di tutto: nel 2022 l’S&P 500 ha perso un quarto del suo valore in nove mesi, e dopo il 2000 il Nasdaq ha impiegato quindici anni per tornare al suo massimo, come vediamo al punto 6.
✅ Prima di comprare il primo ETF
- Un fondo di emergenza: da tre a sei mesi di spese, su un conto che non oscilla.
- Nessun debito costoso: prestiti al 10-15% e carte revolving si ripagano prima di investire.
- Solo soldi che non ti servono per anni: quelli per la casa o per l’auto restano fuori dalla Borsa.
Sembra noioso, lo so. Ma è come per le fondamenta di una casa: nessuno le guarda, però se non ci sono crolla tutto.
2️⃣ Aspettative realistiche: il rendimento noioso e l’interesse composto
All’inizio avevo aspettative completamente sballate. Quando inizi sei bombardato da storie di gente che ha moltiplicato i soldi: quello che dieci anni fa ha comprato una certa azione tecnologica, quello che ha fatto il triplo con le criptovalute, quello che fa trading e dice di guadagnare ogni mese. E senza accorgertene ti costruisci un’idea: se va bene, faccio il 30 o il 50% l’anno.
Non sono l’unico ad averlo pensato. Nell’indagine 2025 di Natixis Investment Managers, su oltre 7.000 investitori di 21 Paesi, gli italiani dichiarano di aspettarsi nel lungo periodo un rendimento del 9,5% l’anno sopra l’inflazione. Sopra l’inflazione, attenzione. I professionisti della finanza italiani intervistati nella stessa indagine considerano realistico il 6,6%.
🔭 Rendimento di lungo periodo sopra l’inflazione — Italia
| Chi risponde | Rendimento l’anno |
|---|---|
| Investitori italiani: quello che si aspettano | 9,5% |
| Professionisti della finanza in Italia: quello che considerano realistico | 6,6% |
| Scarto | +43% rispetto al realistico |
Indagine condotta da CoreData Research a febbraio e marzo 2025 su 7.050 investitori in 21 Paesi.
Il problema delle aspettative sbagliate non è solo la delusione: è che ti spingono a fare cose stupide. Se pensi che il 6 o il 7% l’anno sia poco, vai a cercare di più, e per avere di più devi prendere più rischio: concentrare tutto su un titolo, usare la leva, fare trading frenetico. Di solito è lì che ti fai male.
Il rendimento noioso diventa straordinario
Quello che avrei voluto capire è che un rendimento «noioso», mantenuto per tanti anni, diventa qualcosa di straordinario grazie all’interesse composto. Facciamo un esempio semplice: 10.000 euro che crescono del 6% l’anno per trent’anni diventano circa 57.435 euro, senza aggiungere un euro.
E il tempo è la cosa che all’inizio sottovalutavo di più. Pensavo che la variabile importante fosse quale titolo scegliere, mentre la più importante è quando cominci e quanto a lungo resti. Guarda cosa succede a due persone che investono fino a 65 anni con lo stesso rendimento del 6% l’anno: la prima comincia a 25 anni con 100 euro al mese, la seconda a 45 anni con 300 euro al mese.
🌱 Chi comincia prima: 100 € al mese da 25 anni o 300 € al mese da 45
- 100 € al mese dai 25 ai 65 anni
- 300 € al mese dai 45 ai 65 anni
| Chi | Versato in tutto | Valore a 65 anni |
|---|---|---|
| Comincia a 25 anni, 100 € al mese | 48.000 € | 191.696 € |
| Comincia a 45 anni, 300 € al mese | 72.000 € | 136.694 € |
Ipotesi: 6% l’anno costante, versamento a inizio mese, nessun costo né tassa. È un esempio per capire il meccanismo, non una previsione: i mercati non salgono in linea retta.
La prima persona ha versato 24.000 euro in meno e a 65 anni ha circa 55.000 euro in più. Quindi, se sei giovane, la buona notizia è che hai già in mano lo strumento più potente che esista, il tempo: non sprecarlo cercando di diventare ricco in fretta.
3️⃣ Non devi battere il mercato (e quasi nessuno ci riesce)
Questa per me è stata una rivelazione. All’inizio pensavo che il gioco fosse trovare il titolo giusto, il fondo giusto, il gestore bravo, e che studiando abbastanza bilanci avrei fatto meglio della media.
Poi ho scoperto i report SPIVA, che S&P Dow Jones Indices pubblica due volte l’anno: confrontano i fondi a gestione attiva, cioè quelli in cui un gestore sceglie i titoli, con il loro indice di riferimento. Nel 2025 il 71% dei fondi azionari globali in euro, la categoria con più fondi in Europa, ha fatto peggio dell’indice S&P World. Ed era un anno in cui, scrive S&P, tra dazi e intelligenza artificiale i gestori attivi avevano parecchie occasioni per distinguersi.
Ma il dato che mi ha fatto davvero riflettere è quello sul lungo periodo. Nell’ultimo aggiornamento, con i dati a giugno 2026, sui dieci anni il 94% dei fondi azionari europei ha fatto peggio del proprio indice, e tra i fondi in euro che investono in azioni americane si arriva al 97%.
📉 Quanti fondi attivi fanno peggio del loro indice
| Categoria e periodo | Sotto l’indice |
|---|---|
| Fondi azionari globali in euro, anno 2025 | 71% |
| Tutti i fondi azionari domiciliati in Europa, 10 anni a giugno 2026 | 94% |
| Fondi in euro sulle azioni americane, 10 anni a giugno 2026 | 97% |
SPIVA Europe Year-End 2025 (19 marzo 2026) e Mid-Year 2026 di S&P Dow Jones Indices.
Parliamo di professionisti, con team di analisti, accesso ai dati e software che noi non vedremo mai, che passano tutta la giornata a fare questo. Perché succede? In buona parte per i costi, che vediamo al prossimo punto, ma anche perché battere il mercato in modo costante è difficilissimo: il mercato è fatto da milioni di persone che cercano tutte la stessa cosa. E allora la domanda diventa: se non ci riescono loro, perché dovrei riuscirci io, con mezz’ora la sera dopo il lavoro?
È per questo che tanti investitori, compresi molti che all’inizio facevano stock picking, a un certo punto arrivano agli ETF a replica passiva. Un ETF sull’MSCI World ti fa comprare in un colpo solo circa 1.250 aziende di 23 Paesi sviluppati (1.249 al 30 settembre 2026). Non stai cercando di battere il mercato, stai comprando il mercato: prendi il suo rendimento, meno costi molto bassi, e come abbiamo appena visto è un risultato migliore di quello della maggior parte dei professionisti. Se ti chiedi perché in banca te ne parlano poco, ne ho scritto in perché le banche non consigliano gli ETF.
Non ti sto dicendo che è vietato comprare singole azioni: io ho imparato a tenerle come una piccola parte del portafoglio, non come la base.
4️⃣ I costi contano molto più di quanto pensi
Quando inizi guardi i costi e pensi: ma cosa vuoi che sia, l’1 o l’1,5%? Un euro su cento. E invece è uno dei nemici più silenziosi e più potenti del tuo patrimonio.
Riprendiamo i 10.000 euro per trent’anni, con un mercato che rende il 6% l’anno. Se il tuo strumento costa lo 0,2% l’anno, a te resta il 5,8% e dopo trent’anni hai circa 54.271 euro. Se invece paghi l’1,2%, ti resta il 4,8% e ne hai circa 40.817. La differenza è di 13.454 euro su un capitale iniziale di 10.000: un punto di costi in più ti ha mangiato più di tutto quello che avevi investito all’inizio.
💸 10.000 € per 30 anni: costi dello 0,2% o dell’1,2% l’anno
- Costi dello 0,2% (resta il 5,8% l’anno)
- Costi dell’1,2% (resta il 4,8% l’anno)
Ipotesi: mercato al 6% l’anno costante, nessun versamento aggiuntivo, tasse escluse.
E il bello, o il brutto, è che questi costi non li vedi: non arriva una fattura, vengono tolti in silenzio ogni giorno dal valore del fondo. Per questo tanta gente non se ne accorge. Ecco quali guardare.
🔍 I costi da guardare prima di comprare
| Costo | Cos’è e dove lo trovi |
|---|---|
| TER | Il costo annuo dello strumento, tolto dal valore del fondo: è scritto nel KID |
| Commissioni | Quello che paghi al broker a ogni acquisto e vendita, e sul piano di accumulo |
| Spread | La differenza tra il prezzo a cui compri e quello a cui vendi |
| Cambio | Il costo di conversione se compri un titolo in dollari o in un’altra valuta |
| Bollo o IVAFE | 0,2% l’anno sul valore degli investimenti: bollo con una banca italiana, IVAFE con un broker estero |
Il KID è il documento informativo che ogni ETF venduto in Europa deve avere: dentro ci sono i costi e il profilo di rischio, e in come leggere il KID lo vediamo riga per riga. Sugli ETF a leva, che hanno qualche voce in più, c’è una guida dedicata: TER e costi nascosti degli ETF a leva.
Oggi ci sono broker con commissioni molto basse o nulle su ETF e piani di accumulo, ma confronta sempre, perché ognuno ha le sue condizioni. Io uso XTB, che ha zero commissioni su ETF e azioni fino a 100.000 euro di controvalore al mese (oltre si paga lo 0,2%, con un minimo di 10 euro) e un costo di conversione valutaria dello 0,5%.
C’è poi un costo che non compare da nessuna parte ma che è forse il più grande di tutti: quello del tuo comportamento. Ogni volta che compri e vendi paghi commissioni, spread e, se sei in guadagno, anche le tasse. Più operazioni fai, più costi accumuli, e questo ci porta dritti al prossimo punto.
5️⃣ Il market timing non funziona: meglio un PAC
Quando ho iniziato ero convinto che il segreto fosse entrare e uscire nel momento giusto: comprare quando è basso, vendere quando è alto. Detto così sembra ovvio, il problema è che nessuno sa quando è basso e quando è alto, se non dopo.
C’è una società americana, DALBAR, che ogni anno misura la differenza tra il rendimento del mercato e quello che ottengono davvero gli investitori nei fondi. Perché c’è una differenza? Perché gli investitori entrano ed escono: comprano quando tutti sono euforici, vendono quando tutti hanno paura, e alla fine guadagnano meno dei fondi stessi in cui investono.
🧠 Il mercato e l’investitore medio nei fondi azionari americani
| Anno | S&P 500 | Investitore medio | Differenza |
|---|---|---|---|
| 2024 | +25,02% | +16,54% | −8,48 punti |
| 2025 | +17,88% | +17,16% | −0,72 punti |
Nel 2024 l’investitore medio ha lasciato sul tavolo più di otto punti in un solo anno, non per colpa del mercato ma delle sue decisioni. Per onestà ti dico che nel 2025 il divario si è ridotto molto, a 0,72 punti, il più basso dal 2012. Ma anche nel 2025 i riscatti dai fondi azionari sono stati altissimi, con un record mensile a luglio: le persone continuano a scappare.
Perdere i giorni migliori
C’è un altro dato che ti voglio dare. J.P. Morgan, nella sua guida sulla pensione del 2026, ha calcolato cosa succede a 10.000 dollari investiti nell’S&P 500, dividendi compresi, dal 2 gennaio 2006 al 31 dicembre 2025. Se resti sempre investito arrivi a 80.619 dollari, l’11,0% l’anno. Se ti perdi solo i dieci giorni migliori su vent’anni arrivi a 35.866 dollari, il 6,6% l’anno, e se ti perdi i quaranta giorni migliori finisci sotto il capitale di partenza.
📅 10.000 $ nell’S&P 500 dal 2006 al 2025, se ti perdi i giorni migliori
Sotto ogni barra: quanti giorni migliori perdi e il rendimento medio annuo. Sopra: il valore finale in dollari.
S&P 500 Total Return dal 2 gennaio 2006 al 31 dicembre 2025, dividendi reinvestiti, senza costi. La linea tratteggiata è il capitale di partenza.
E qui c’è il dettaglio che fa male: i giorni migliori della Borsa arrivano vicinissimi ai peggiori. Nello stesso periodo, sei dei dieci giorni migliori sono arrivati entro due settimane dai dieci peggiori, e nel 2020 il secondo giorno peggiore dell’anno, il 12 marzo, è stato seguito subito dal secondo migliore. Questo significa che chi vende per paura durante un crollo ha moltissime probabilità di perdersi proprio il rimbalzo: vende in basso, aspetta che le cose si calmino, e quando si sente di nuovo tranquillo il mercato è già risalito.
Io questa cosa l’ho vissuta sulla mia pelle. C’è stato un periodo in cui ho venduto perché «sentivo» che stava arrivando qualcosa di brutto. A volte avevo anche ragione e il mercato scendeva un po’, ma poi non sapevo mai quando rientrare, e alla fine sono rientrato a prezzi più alti di quelli a cui avevo venduto. Mi sono pagato le commissioni, le tasse sul guadagno, e ho ricomprato più caro. Complimenti.
Il PAC ti toglie la decisione
Per questo oggi sono un grande fan del piano di accumulo, il famoso PAC: metti una cifra fissa ogni mese, sempre nello stesso giorno, in automatico. Quando il mercato sale compri, quando scende compri di più, perché con la stessa cifra prendi più quote. Ma il PAC ha un vantaggio che va oltre la matematica: ti toglie la decisione. Non devi chiederti ogni mese se è il momento giusto, perché il momento giusto è il giorno del mese che hai scelto.
Il tempo nel mercato batte il timing del mercato: è una frase che si sente spesso, ed è diventata un cliché proprio perché è vera. Se vuoi impostarne uno, in PAC con XTB trovi come funziona il piano automatico, e se ti incuriosisce un PAC su un ETF a leva, i numeri dal 1999 sono nell’articolo sul PAC su ETF a leva.
6️⃣ Diversificare davvero: la lezione del Nasdaq nel 2000
Quando si inizia c’è una tentazione fortissima: puntare tutto su una sola idea, che sia l’azienda di cui si parla al telegiornale, il settore di moda in quel momento o il titolo consigliato dal cugino. Quando funziona ti senti un genio. Il problema è quando non funziona.
Ti faccio l’esempio storico che a me ha cambiato il modo di vedere le cose. Il 10 marzo 2000 il Nasdaq Composite, l’indice dei titoli tecnologici americani, chiudeva a 5.048 punti. Internet stava cambiando il mondo, tutti dicevano che era il futuro, e avevano ragione. Eppure il 9 ottobre 2002 il Nasdaq era a 1.114 punti, il 77,9% in meno, e per tornare sopra il massimo del 2000 ha dovuto aspettare il 23 aprile 2015: quindici anni.
💻 Nasdaq Composite dal 1999 al 2015: quindici anni per tornare in pari
Chiusura dell’ultimo giorno di ogni mese, in punti, dividendi esclusi. Massimo, minimo e ritorno sono chiusure giornaliere (Yahoo Finance, ^IXIC).
Pensa a una persona che nel 2000 aveva messo tutti i suoi risparmi su quell’indice, convinta di fare la scelta più intelligente del mondo: ha aspettato quindici anni solo per tornare in pari. E quello era un indice, con dentro tantissime aziende: molte delle società di internet su cui si puntava una per una sono semplicemente sparite.
Da questa storia imparo due cose. Avere ragione sulla storia non significa avere ragione sull’investimento: internet era davvero il futuro, ma i prezzi a cui si comprava nel 2000 avevano già scontato quel futuro, e anche di più. E la diversificazione serve proprio perché il futuro non lo conosciamo: se lo conoscessimo, metteremmo tutto sul vincitore.
Venti ETF non sono diversificazione
Attenzione però: diversificare non significa comprare venti ETF diversi. È un errore che vedo spessissimo: un ETF sull’S&P 500, uno sul Nasdaq-100, uno sull’MSCI World, uno sulla tecnologia, e l’idea di essere diversificati. In realtà hai comprato le stesse aziende quattro volte, perché Apple, Microsoft e Nvidia sono dentro tutti e quattro. Diversificare significa avere cose che si comportano in modo diverso: aree geografiche diverse, settori diversi e anche classi di attivi diverse, come azioni e obbligazioni. A volte un solo ETF globale è più diversificato di dieci ETF scelti a caso, ed è l’idea alla base dei 3 ETF da tenere per sempre.
Un’ultima cosa su questo punto. C’è un errore molto comune, che è scegliere un ETF solo perché quel mercato ha guadagnato di più negli ultimi anni: ha corso l’America, e allora tutti comprano l’S&P 500. Ma i rendimenti passati non sono una promessa. Dal 31 dicembre 1999 al 31 dicembre 2009 l’S&P 500, dividendi compresi, ha perso il 9,1%: dieci anni interi in perdita. Chi guida guardando solo lo specchietto retrovisore, prima o poi va a sbattere.
7️⃣ Meno fai, meglio è: l’overtrading
Questo è forse il punto più controintuitivo di tutti. Nella vita normale più ti impegni più ottieni: se studi di più prendi voti migliori, se ti alleni di più diventi più forte. In Borsa no: molto spesso chi fa di più ottiene di meno.
C’è uno studio famosissimo di due professori americani, Brad Barber e Terrance Odean, pubblicato nel 2000 sul Journal of Finance con un titolo molto esplicito: «Trading Is Hazardous to Your Wealth», il trading è pericoloso per la tua ricchezza. Hanno analizzato i conti di 66.465 famiglie presso un broker americano tra il 1991 e il 1996.
🔁 Chi fa più operazioni guadagna meno — 1991-1996
Sono sei punti e mezzo in meno, ogni anno. Gli autori hanno dato una spiegazione molto semplice: l’eccesso di fiducia. Le persone pensano di sapere più di quanto sanno davvero, e quando pensi di sapere agisci, e quando agisci troppo paghi.
Qualcuno dirà che era il 1996, che le commissioni erano altissime e che oggi è diverso. In parte è vero, oggi le commissioni sono più basse, ma paradossalmente questo ha reso il problema ancora più pericoloso: quando comprare e vendere costa zero ed è a portata di dito sul telefono, la tentazione di farlo diventa enorme. Le app sono fatte per tenerti dentro, con le notifiche, i colori e i grafici che si muovono in tempo reale, e ogni movimento ti fa venire voglia di fare qualcosa.
Quello che avrei voluto sapere è che guardare il portafoglio tutti i giorni fa male, alla testa e ai soldi. Più guardi, più vedi oscillazioni, più ti preoccupi e più sei tentato di intervenire. Se hai un piano di lungo periodo basta guardare il portafoglio una volta al mese o una volta a trimestre, e fare un ribilanciamento una o due volte l’anno: tutto il resto è rumore.
Io a un certo punto ho tolto l’app del broker dalla schermata principale del telefono. Sembra una sciocchezza, ma è stata una delle decisioni di investimento migliori che abbia mai preso.
8️⃣ Le perdite arriveranno: la volatilità è il prezzo del biglietto
All’inizio il primo grosso calo che vedi nel portafoglio è uno shock. Vedi il rosso, vedi che hai perso una cifra che magari corrisponde a uno stipendio, ti senti stupido e pensi di aver sbagliato tutto. E la tentazione di vendere per «limitare i danni» è fortissima.
Quello che avrei voluto sapere è che i crolli non sono un’eccezione, sono la normalità. Nel 2008 l’MSCI World, cioè le azioni dei Paesi sviluppati, ha perso circa il 40% in un anno, in dollari. Nel 2020, con il Covid, i mercati sono crollati in poche settimane, e nel 2022 l’S&P 500 ha perso il 24,5% tra il 3 gennaio e il 12 ottobre. Chi investe in azioni per venti o trent’anni vedrà sicuramente diversi cali del 20, del 30 e a volte del 40%: non forse, sicuramente.
La volatilità è il prezzo del biglietto. Le azioni rendono più di un conto deposito proprio perché oscillano: se non oscillassero, renderebbero come un conto deposito. Non si può avere il rendimento senza accettare il su e giù.
Perdite e guadagni non sono simmetrici
C’è un concetto matematico che avrei voluto capire molto prima, ed è fondamentale soprattutto per chi si interessa agli ETF a leva: l’asimmetria tra perdite e guadagni. Se perdi il 10%, per tornare in pari ti serve un guadagno dell’11,1%; se perdi il 50%, devi raddoppiare solo per tornare al punto di partenza.
⚖️ Quanto serve per tornare in pari
| Se perdi | Per tornare in pari ti serve |
|---|---|
| −10% | +11,1% |
| −20% | +25% |
| −30% | +42,9% |
| −40% | +66,7% |
| −50% | +100% |
| −60% | +150% |
Le grandi perdite sono difficilissime da recuperare, ed è per questo che evitare le perdite catastrofiche conta molto più che cercare i guadagni spettacolari.
Il trucco del meno 30%
Quindi come ci si prepara? Il modo migliore è decidere prima, a mente fredda, quanto rischio sei disposto a sopportare: non quanto pensi di sopportarne, ma quanto ne sopporti davvero. Un trucco che uso io è immaginare il portafoglio a meno 30%, non in percentuale ma in euro. Se hai 30.000 euro investiti, immagina di vederne 21.000: come ti senti? Riusciresti a dormire? Riusciresti a non vendere?
Se la risposta è no, probabilmente hai troppe azioni rispetto alla tua tolleranza al rischio, e conviene aggiungere una parte più stabile, come obbligazioni o liquidità. Meglio un portafoglio un po’ meno performante che riesci a tenere, che un portafoglio perfetto sulla carta che vendi nel momento peggiore.
9️⃣ La leva è uno strumento, non una scorciatoia
Chi legge questo sito sa che parlo spesso di ETF a leva, e proprio per questo mi sento in dovere di dirti quello che avrei voluto sapere io prima di toccarli.
Quando scopri la leva sembra il trucco perfetto: se l’indice fa +10%, io faccio +20 o +30%. Perché accontentarsi? Il problema è che la leva funziona in tutte e due le direzioni, e c’è un dettaglio tecnico che quasi nessun principiante conosce: l’effetto compounding, o decadimento da volatilità.
La leva è giornaliera
Gli ETF a leva che troviamo in Europa sono quasi sempre a leva giornaliera: replicano due o tre volte il movimento dell’indice di ogni singolo giorno, non del periodo in cui li tieni. E questo cambia tutto. Facciamo un esempio semplicissimo: l’indice sale del 10% un giorno e scende del 10% il giorno dopo.
🎢 Due giorni di altalena, partendo da 100
| Giorno | Indice | ETF a leva 2 |
|---|---|---|
| Giorno 1 | +10% → 110 | +20% → 120 |
| Giorno 2 | −10% → 99 | −20% → 96 |
| Risultato | −1% | −4%, quattro volte tanto |
L’ETF a leva 2 perde quattro volte quello che perde l’indice, non due. E se questa altalena va avanti per settimane, in un mercato che oscilla senza una direzione chiara, l’ETF a leva può perdere molto valore anche se alla fine l’indice è più o meno dov’era partito: in perché la leva distrugge in laterale lo vediamo con i numeri.
C’è un altro esempio che rende bene l’idea: un indice perde il 30% e poi recupera il 50%, e alla fine è a +5%. Un ETF a leva 2 sullo stesso percorso fa −60% e poi +100%, e finisce a −20%. L’indice guadagna, tu perdi.
Un caso reale: il 2022
Per darti un ordine di grandezza su un caso reale, ecco quanto hanno perso nel 2022, dal massimo di inizio gennaio al minimo del 12 ottobre, un ETF normale sull’S&P 500 e due prodotti a leva quotati anche a Milano, misurati in dollari.
📉 La perdita massima del 2022, in dollari
| Strumento | Perdita massima |
|---|---|
| S&P 500, ETF normale, dividendi compresi | −24,5% |
| Xtrackers S&P 500 2x Leveraged Daily Swap, leva 2 | −45,7% |
| WisdomTree S&P 500 3x Daily Leveraged, leva 3 | −63,2% |
Chiusure in dollari (Yahoo Finance: SPY, XS2D e 3USL alla Borsa di Londra), dal massimo di inizio gennaio al minimo del 12 ottobre 2022. In euro le perdite sono state più contenute, perché nel 2022 il dollaro si è rafforzato.
E ricordati quello che abbiamo visto al punto 8: dopo un −60%, per tornare in pari serve un +150%.
Attenzione, non sto dicendo che la leva sia il male. Nei trend forti e regolari l’effetto compounding può giocare a tuo favore, e ci sono investitori esperti che usano questi strumenti in modo consapevole, per periodi brevi o come una piccola parte di un portafoglio più ampio, sapendo esattamente cosa stanno facendo. Ma la leva amplifica tutto: i guadagni, le perdite e anche gli errori di comportamento di cui abbiamo parlato prima. Se vendi in preda al panico con un ETF normale fai danni; se lo fai con un ETF a leva 3, i danni sono tre volte più grandi, e anche di più.
E i CFD?
Se la leva la cerchi con i CFD, quei prodotti che vedi pubblicizzati ovunque, sappi che c’è un motivo se i broker sono obbligati a scrivere in bella vista la percentuale di conti retail che perde soldi. Quando nel 2018 l’ESMA, l’autorità europea dei mercati finanziari, ha introdotto le restrizioni sui CFD, le analisi delle autorità nazionali mostravano che tra il 74 e l’89% dei conti retail perdeva denaro: tre persone su quattro, nel migliore dei casi.
🌶️ Il consiglio che avrei voluto ricevere io: prima impara a investire senza leva, costruisci la tua base e impara a sopportare un calo del 30% senza vendere. Solo dopo, se proprio vuoi, aggiungi un pizzico di leva, con una cifra che sei pronto a perdere e capendo perfettamente come funziona lo strumento. La leva va usata come il peperoncino: un pochino dà sapore, troppo rovina tutto il piatto.
Per cominciare da zero c’è la guida su cosa sono gli ETF a leva, e per vedere come si è comportato davvero un ETF a leva 2 negli anni, la scheda dell’LQQ sul Nasdaq-100.
🔟 Le tasse in Italia: le regole che nessuno ti spiega
Questo è il punto più «italiano» di tutti, e anche quello su cui, quando ho iniziato, non sapevo assolutamente niente. Pensavo: guadagno, pago le tasse sul guadagno, fine. In realtà ci sono alcune trappole che è meglio conoscere fin dall’inizio.
La regola base forse la conosci: sui guadagni finanziari in Italia si paga il 26%, mentre sulla parte che viene dai titoli di Stato italiani ed equiparati, quelli della cosiddetta white list, si paga il 12,5%. Fin qui niente di strano.
L’asimmetria degli ETF
La trappola più grossa riguarda proprio gli ETF, ed è un’asimmetria che a molti sembra assurda, ma è così. Quando guadagni con un ETF, quel guadagno è un reddito di capitale; quando perdi con un ETF, la perdita è un reddito diverso. Sono due categorie diverse e non si compensano tra loro. In pratica, se nello stesso anno guadagni 5.000 euro su un ETF e ne perdi 5.000 su un altro, economicamente sei a zero, ma le tasse sul guadagno le paghi lo stesso.
🧾 In pari, ma con 1.300 € di tasse
| Voce | Importo |
|---|---|
| Guadagno sull’ETF A (reddito di capitale) | +5.000 € |
| Perdita sull’ETF B (reddito diverso) | −5.000 € |
| Risultato economico | 0 € |
| Tasse dovute: 26% di 5.000 € | 1.300 € |
| La perdita di 5.000 € | Nello zainetto fiscale, per l’anno e i quattro successivi |
La perdita non sparisce del tutto: finisce in quello che si chiama zainetto fiscale e la puoi usare nell’anno e nei quattro anni successivi, ma solo per compensare guadagni che siano anch’essi redditi diversi, per esempio su singole azioni, obbligazioni, ETC o certificati. Non su altri ETF. Per fare un esempio concreto, a ottobre 2026 le perdite del 2022 scadono il 31 dicembre. È una regola che cambia il modo in cui si pianifica il portafoglio e si decide cosa vendere e quando, e i dettagli sono nella guida sulla tassazione del capital gain sugli ETF.
Amministrato o dichiarativo
Poi c’è la questione del regime fiscale. Con una banca italiana di solito sei in regime amministrato: la banca fa da sostituto d’imposta, cioè calcola, trattiene e versa lei le tasse, e tu non devi fare praticamente niente. Con molti broker esteri sei invece in regime dichiarativo: le tasse le calcoli e le dichiari tu nella dichiarazione dei redditi, compreso il quadro W del 730 (RW nel modello Redditi) per gli investimenti che hai all’estero. Non è impossibile, tanta gente lo fa, magari con l’aiuto di un CAF o di un commercialista, ma bisogna saperlo prima, non scoprirlo l’anno dopo.
Alcuni broker esteri sono passati all’amministrato, come Trade Republic dal 2025 e Scalable Capital dal 1° settembre 2026, quindi è una delle prime cose da verificare quando ne scegli uno. XTB, il broker che uso io, è in dichiarativo e ogni primavera prepara un prospetto fiscale con i dati già divisi per quadro. Pro e contro dei due regimi, con esempi calcolati, sono nella guida regime amministrato o dichiarativo.
Perché non puoi comprare gli ETF americani
E infine, se hai provato a comprare un ETF americano famoso, visto magari in un video in inglese, ti sarai accorto che il broker non te lo lascia fare. La ragione è la normativa europea: come investitore retail in Europa puoi comprare solo prodotti che hanno il KID previsto dal regolamento PRIIPs, e gli ETF americani di solito non ce l’hanno. Per questo compriamo le versioni europee, gli ETF UCITS, che spesso replicano gli stessi indici.
Ed è meglio così: gli ETF non armonizzati, quando si riesce a detenerli, in Italia hanno un trattamento fiscale molto più sfavorevole, perché i loro proventi si sommano agli altri redditi e sono tassati con le aliquote IRPEF, dal 23 al 43%, invece che al 26%. Per noi la versione UCITS è quasi sempre la scelta giusta.
⚠️ Le regole cambiano: quelle che trovi qui sono le regole fiscali in vigore a ottobre 2026, e ogni situazione è diversa. Per i casi particolari il consiglio è sempre di parlarne con un commercialista, ma conoscere queste basi fin dall’inizio ti evita sorprese molto spiacevoli.
🎁 Bonus: da chi imparare (e da chi stare alla larga)
Con questo abbiamo finito i dieci punti. Prima di chiudere, però, ti do un ultimo consiglio fuori classifica, che in un certo senso li riassume tutti: riguarda da chi imparare.
La CONSOB, l’autorità che vigila sulla Borsa italiana, pubblica ogni anno un rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane. Nell’edizione del 2024, su un campione di oltre 2.000 investitori, i social media sono la terza fonte di informazione per decidere come investire, usati dal 36% degli intervistati, dopo il web e la televisione. E il dato sale al 58% tra i giovani dai 18 ai 34 anni e al 55% tra chi ha una bassa educazione finanziaria: più della metà, in tutti e due i gruppi.
Ora, io sono su YouTube, quindi sarebbe un po’ ipocrita dirti di non informarti sui social. Ma ti voglio dire come informarti.
🚩 Cinque segnali per riconoscere un cattivo maestro
- ❌Ti promette rendimenti garantiti.
- ❌Ti mostra solo i guadagni e mai le perdite.
- ❌Ti mette fretta: «compra adesso o è troppo tardi».
- ❌Ti vende un corso da 2.000 euro per diventare trader in trenta giorni.
- ❌E soprattutto non ti spiega i rischi.
Un buon contenuto finanziario, che sia un video, un articolo o un libro, ti deve far capire le cose, non ti deve dire cosa comprare: ti deve dare gli strumenti per ragionare da solo. Se cerchi da dove partire, ho raccolto i migliori libri di finanza e investimenti.
E se trovi un errore in quello che scrivo, dimmelo, perché anche io sto ancora imparando. Sto anche raccogliendo le esperienze di chi investe con i vari broker che operano in Italia, per preparare una classifica onesta: raccontami come ti trovi con il tuo nella community di etfaleva.it, dove puoi fare domande e confrontarti con altri investitori.
📌 Le 10 cose in 30 secondi
- Prima la base: fondo di emergenza, niente debiti costosi e in Borsa solo i soldi che non ti servono per anni.
- Aspettative realistiche: il rendimento noioso, moltiplicato per il tempo, diventa straordinario.
- Non devi battere il mercato: quasi nessuno ci riesce, nemmeno i professionisti, e comprarlo con un ETF è già una scelta vincente.
- I costi contano: un punto percentuale l’anno, su trent’anni, può valere più di tutto il capitale investito.
- Il timing non funziona: il tempo nel mercato batte il timing del mercato, e il PAC ti aiuta a non decidere sotto l’effetto delle emozioni.
- Diversifica davvero: non puntare tutto su una storia, anche se è una bella storia, e non comprare le stesse aziende quattro volte.
- Meno fai, meglio è: guarda meno il portafoglio e fai meno operazioni.
- Le perdite arriveranno: preparati prima, a mente fredda, con un portafoglio che riesci a tenere anche nei momenti brutti.
- La leva è uno strumento, non una scorciatoia: prima impara a investire senza, poi aggiungine un pizzico, sapendo esattamente cosa stai facendo.
- Conosci le tasse italiane: l’asimmetria degli ETF tra guadagni e perdite e la differenza tra regime amministrato e dichiarativo.
Se avessi saputo queste dieci cose il primo giorno avrei risparmiato soldi, tempo e parecchio stress. Forse alcune si imparano davvero solo sbagliando, ma spero che, con questo articolo, tu possa sbagliare un po’ meno di me.
📚 Fonti
- S&P Dow Jones Indices – SPIVA Europe Year-End 2025 (19 marzo 2026)
- S&P Dow Jones Indices – SPIVA Europe Mid-Year 2026 (dati a giugno 2026)
- Natixis Investment Managers – 2025 Global Survey of Individual Investors
- DALBAR – QAIB 2026, i risultati del 2025 (16 aprile 2026)
- DALBAR – QAIB 2025, i risultati del 2024 (31 marzo 2025)
- J.P. Morgan Asset Management – Guide to Retirement 2026, «Impact of being out of the market»
- Barber e Odean – Trading Is Hazardous to Your Wealth, Journal of Finance, 2000
- ESMA – restrizioni sui CFD per gli investitori retail (27 marzo 2018)
- CONSOB – Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, comunicato del 30 luglio 2024
- MSCI – MSCI World Index
- EUR-Lex – Regolamento (UE) n. 1286/2014 (PRIIPs, documento KID)
- Fiscomania – Tassazione degli ETF in Italia, guida 2026 (4 febbraio 2026)
- Prezzi: chiusure Yahoo Finance (Nasdaq Composite, SPY, Xtrackers XS2D, WisdomTree 3USL, S&P 500 Total Return); esempi e calcoli di etfaleva.it, dati aggiornati a ottobre 2026.
❓ FAQ – Le 10 cose da sapere prima di investire in Borsa – Domande Frequenti
✅ Quanti soldi bisogna avere da parte prima di investire in Borsa?
Prima di investire conviene avere un fondo di emergenza, di solito da tre a sei mesi di spese a seconda di quanto è stabile il tuo lavoro e della tua situazione familiare, su un conto che non oscilla. Poi conviene ripagare i debiti costosi, come prestiti al 10-15% o carte revolving, perché nessun investimento ti garantisce quel rendimento. In Borsa vanno solo i soldi che non ti servono per molti anni: dopo il 2000 il Nasdaq ha impiegato quindici anni per tornare al suo massimo.
✅ Quanto si guadagna in media investendo in Borsa?
Non esiste un rendimento garantito. Secondo J.P. Morgan, dal 2006 al 2025 le 500 maggiori società americane hanno reso in media l’11,0% l’anno in dollari, dividendi compresi, ma dal 2000 al 2009 lo stesso indice ha perso il 9,1%. Nell’indagine Natixis del 2025 gli investitori italiani si aspettano il 9,5% l’anno sopra l’inflazione, mentre i professionisti della finanza considerano realistico il 6,6%. Un rendimento modesto mantenuto a lungo cresce molto: 10.000 euro al 6% l’anno diventano circa 57.000 euro in trent’anni.
✅ Conviene un fondo a gestione attiva o un ETF?
Per la maggior parte delle persone un ETF a replica passiva. Secondo i report SPIVA di S e P Dow Jones Indices, nel 2025 il 71% dei fondi azionari globali in euro ha fatto peggio del proprio indice, e sui dieci anni fino a giugno 2026 la quota sale al 94% per tutti i fondi azionari europei. Un ETF compra l’intero mercato con costi molto bassi, quindi ne prende il rendimento senza dover scegliere il gestore giusto.
✅ Quanto costa davvero un ETF?
Oltre al TER, il costo annuo indicato nel KID, ci sono le commissioni del broker a ogni acquisto e vendita, lo spread tra prezzo di acquisto e di vendita, l’eventuale cambio valuta e lo 0,2% l’anno di imposta di bollo, o di IVAFE con un broker estero. Sembrano cifre piccole ma si accumulano: su 10.000 euro investiti per trent’anni al 6%, un punto percentuale di costi in più all’anno vale circa 13.454 euro, più del capitale iniziale.
✅ Gli ETF a leva sono adatti a chi inizia a investire?
Di solito no. Gli ETF a leva europei replicano due o tre volte il movimento giornaliero dell’indice, quindi nei mercati che oscillano perdono valore: se l’indice fa più 10% e poi meno 10%, chiude a meno 1%, mentre un ETF a leva 2 chiude a meno 4%. Nel 2022, in dollari, un ETF a leva 2 sull’indice americano è arrivato a perdere il 45,7% e uno a leva 3 il 63,2%. Meglio imparare prima a investire senza leva e usarla poi solo con una piccola parte del capitale.
✅ Perché sugli ETF si pagano le tasse anche se si è in pari?
Perché in Italia il guadagno su un ETF armonizzato è un reddito di capitale, mentre la perdita è un reddito diverso, e le due categorie non si compensano. Se guadagni 5.000 euro su un ETF e ne perdi 5.000 su un altro paghi comunque il 26% sul guadagno, cioè 1.300 euro. La perdita va nello zainetto fiscale e si può usare nell’anno e nei quattro successivi, ma solo contro guadagni su azioni, obbligazioni, ETC, ETN o certificati.
✅ Perché dall’Italia non si possono comprare gli ETF americani?
Perché il regolamento europeo PRIIPs impone che i prodotti venduti agli investitori retail abbiano un documento KID in italiano, e gli ETF americani di solito non ce l’hanno. Si comprano quindi le versioni europee, gli ETF UCITS, che spesso replicano gli stessi indici. È anche un vantaggio fiscale: i proventi degli ETF non armonizzati si sommano agli altri redditi e sono tassati con le aliquote IRPEF, dal 23 al 43%, invece che al 26%.
🎯 Conclusione
Investire in Borsa non è difficile, ma ha regole che all’inizio nessuno ti dice. Prima si sistema la base, poi si comincia con aspettative realistiche, costi bassi e un PAC che ti toglie le decisioni sbagliate, si diversifica davvero, si fanno poche operazioni e ci si prepara alle perdite prima che arrivino. La leva viene dopo, e in piccola dose, e le tasse italiane sugli ETF vanno conosciute prima di vendere, non dopo.
Se stai iniziando adesso, la guida su dove investire i propri risparmi ti aiuta a fare il primo passo, e quando ti verrà voglia di fare qualcosa di diverso dal tuo piano, rileggi i dieci punti qui sopra.
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⚠️ Avvertenza. Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria né fiscale, né sollecitazione all’investimento. Investire comporta dei rischi, compresa la possibile perdita del capitale, e i rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Gli esempi con un rendimento costante sono illustrativi; i dati di mercato sono quelli reali alle date indicate. Le regole fiscali sono quelle in vigore a ottobre 2026. Gli ETF a leva, gli ETN, gli ETC e i CFD sono strumenti ad alto rischio: puoi perdere una parte rilevante o la totalità del capitale investito.