Regime amministrato o dichiarativo: pro, contro ed errori da non fare

7 Ottobre 2026

Alla fine del 2021 Marco mette 10.000 euro nell’LQQ, l’ETF a leva 2 sul Nasdaq-100. Nel 2022 il Nasdaq perde un terzo del suo valore e l’ETF, con la leva, quasi il 60%: a fine anno Marco non ce la fa più e vende tutto, poi a gennaio ci ripensa e rientra. Nel 2023 l’ETF raddoppia e, quando Marco vende di nuovo, paga 1.071 euro di tasse, pur essendo ancora sotto di 1.800 euro rispetto a quando aveva cominciato. Marco è un esempio, ma i prezzi sono quelli veri dell’LQQ.

Sommario :

La regola che gli è costata quei soldi vale per tutti, con una banca italiana come con un broker estero. Il regime fiscale del tuo conto, amministrato o dichiarativo, decide invece cosa puoi fare con perdite come quelle di Marco e quando paghi le tasse. Qui sotto trovi il video completo (21 minuti) e, a seguire, la guida scritta con tutti i numeri: cosa è identico nei due regimi, cosa cambia, i tre vantaggi concreti del dichiarativo, i suoi svantaggi, tre errori da evitare e un anno intero di operazioni calcolato in tutti e due i regimi.

Video: amministrato o dichiarativo? I pro, i contro e gli errori da non fare — 21 minuti, regole in vigore a ottobre 2026.

📊 Amministrato o dichiarativo in sei numeri — regole in vigore a ottobre 2026

⚖️
Aliquota sui guadagni
26% in tutti e due
12,5% sulla quota che viene dai titoli di Stato
🏛️
Bollo o IVAFE
0,2% l’anno
stessa percentuale, le due imposte non si sommano
⏳
Quanto paghi dopo
fino a 18 mesi
in dichiarativo: vendi a gennaio, paghi nell’estate dell’anno dopo
📉
Le tasse di Marco
1.071 €
pagate restando sotto di 1.800 € · con un ETN o un ETC: 0 €
🧮
L’anno di Giulia
130 € in meno
in dichiarativo: 650 € contro 780 €, il 26% di una perdita da 500 €
📅
Perdite del 2022
scadono il 31/12/2026
le perdite valgono per l’anno e i quattro successivi
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Una precisazione importante prima di iniziare: non sono un commercialista e non sono un consulente finanziario, sono un appassionato che fa le sue esperienze da qualche annetto. Le regole che trovi qui sono quelle in vigore a ottobre 2026, e le fonti sono elencate in fondo all’articolo.

⚖️ Cosa è identico nei due regimi: le aliquote

Partiamo dalla risposta che ti serve subito: in tutti e due i regimi le aliquote sono le stesse. Sui guadagni paghi il 26%; sulla parte di rendimento che viene dai titoli di Stato, invece, il 12,5%. Ogni anno paghi poi lo 0,2% sul valore di quello che hai investito: con una banca italiana si chiama imposta di bollo, con un broker estero si chiama IVAFE, l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero. La percentuale è la stessa e le due imposte non si sommano.

🧾 Quanto paghi, in tutti e due i regimi

ImpostaQuanto
Guadagni: plusvalenze, dividendi, proventi degli ETF26%
Quota di rendimento che viene dai titoli di Stato12,5%
Imposta di bollo, con un intermediario italiano0,2% l’anno sul valore
IVAFE, con un intermediario estero0,2% l’anno, al posto del bollo

C’è un’unica eccezione, sui dividendi delle azioni estere, e la vediamo nella parte sugli svantaggi.

Leggi anche:  Tassazione capital gain ETF: aliquota al 26% e compensazione minusvalenze

🔀 Cosa cambia: chi fa i calcoli e quando paghi

Cambiano soprattutto due cose. Nel regime amministrato i calcoli li fa la banca, e paghi subito. Nel regime dichiarativo i calcoli li fai tu, o chi ti prepara la dichiarazione, e paghi l’anno dopo. Da queste due differenze, che sembrano piccole, vengono fuori tutti i pro e i contro che trovi in questa guida.

Io per investire uso XTB, che è proprio un broker in regime dichiarativo: non ti trattiene le tasse, te ne occupi tu in dichiarazione, e più avanti vediamo come si fa in pratica con il suo prospetto fiscale. XTB ha zero commissioni su ETF e azioni fino a 100.000 euro di controvalore al mese, ed è uno dei motivi per cui investo con loro.

📜 Da dove arrivano i due regimi: il decreto del 1997

Questi due regimi non sono nati ieri: arrivano dal decreto legislativo 461 del 21 novembre 1997, che di regimi ne crea tre: il dichiarativo (articolo 5), l’amministrato (articolo 6) e il gestito (articolo 7). Il gestito è quello delle gestioni patrimoniali, dove la banca non si limita a calcolare le tasse ma decide anche cosa comprare, e qui lo lasciamo da parte.

📈 Quanto si paga sui guadagni di Borsa

Da quandoAliquota
1998, con il decreto 461/199712,5%
1° gennaio 2012 (D.L. 138/2011)20%
1° luglio 2014 (D.L. 66/2014)26%, ancora oggi

L’ultimo aumento non è arrivato per caso: il governo Renzi lo ha usato per finanziare il bonus da 80 euro in busta paga, partito a maggio di quell’anno.

🏦 Come funziona il regime amministrato

È il regime che ti danno in automatico se apri un conto titoli con una banca italiana. La parola chiave è sostituto d’imposta, e lo conosci già anche se non ci hai mai pensato: è il tuo datore di lavoro, che ogni mese ti trattiene l’Irpef dalla busta paga e la versa allo Stato al posto tuo. Nel regime amministrato la banca fa la stessa cosa con i tuoi investimenti.

Quando vendi in guadagno, la banca ti trattiene il 26% il giorno stesso, e sul conto ti arriva il netto: su 100 euro di guadagno, te ne arrivano 74. Ogni anno ti addebita il bollo, e se un ETF ti paga un dividendo ti arriva già tassato. In dichiarazione dei redditi non devi scrivere niente.

Lo zainetto fiscale

E le perdite? Immagina uno zaino chiuso in un armadietto della tua banca. Ogni volta che vendi in perdita, la banca ci mette dentro quella perdita e la usa per abbassarti le tasse sui guadagni che farai dopo. Il tempo per usarla è l’anno in cui l’hai fatta più i quattro anni successivi, e quello che resta nello zaino dopo, scade. È quello che tutti chiamano zainetto fiscale.

Il punto è che lo zaino resta in quella banca: se hai due banche hai due zaini, e i due zaini non si parlano.

💡 Cambiare regime: con una banca italiana l’amministrato è automatico. Se vuoi passare al dichiarativo devi chiederlo per iscritto entro il 31 dicembre, e il cambio vale dal 1° gennaio dell’anno dopo.

📝 Come funziona il regime dichiarativo

È il regime di XTB e della maggior parte dei broker esteri. Qui nessuno ti trattiene niente: vendi con 100 euro di guadagno e sul conto ti arrivano 100 euro. Le tasse le calcoli tu e le paghi l’anno dopo.

Fino a qualche anno fa, per farlo, serviva il modello Redditi, quello che una volta si chiamava Unico. Oggi basta il 730, che ha dei quadri fatti apposta: il quadro W c’è dal 730/2024, i quadri M e T dal 730/2025. In pratica dichiari tre cose.

🗂️ Cosa dichiari e in quale quadro del 730

QuadroCosa ci va
M
Redditi: RM
Guadagni sugli ETF, dividendi e interessi
T
Redditi: RT
Guadagni e perdite su tutto il resto, quindi azioni, ETC, ETN e certificati, e anche le perdite sugli ETF
W
Redditi: RW
Cosa avevi all’estero al 31 dicembre: serve per il monitoraggio fiscale e per calcolare l’IVAFE

E quando paghi? Se presenti il 730 e hai un datore di lavoro o una pensione, le tasse te le trattengono a partire dall’estate dell’anno dopo: in busta paga da luglio o agosto, sulla pensione da agosto o settembre, a seconda di quando presenti la dichiarazione. Altrimenti le versi tu con l’F24, di solito entro il 30 giugno dell’anno dopo.

⚠️ Il quadro W non si salta: per titoli ed ETF va compilato sempre, anche se sul conto estero hai pochi euro. La soglia dei 15.000 euro che forse hai sentito riguarda solo i conti correnti e i depositi, non gli ETF e le azioni.

E non pensare che lo Stato non lo sappia. Dal settembre 2017 l’Agenzia delle Entrate riceve in automatico i dati dei conti che gli italiani hanno all’estero: il primo anno sono arrivati da più di cinquanta Paesi, e oggi i Paesi che partecipano sono più di cento. Si chiama scambio automatico di informazioni (in inglese Common Reporting Standard), e la Polonia, dove ha sede XTB, ne fa parte dal primo scambio.

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🗃️ Chi è in amministrato e chi in dichiarativo

🏦 I principali broker e il loro regime — ottobre 2026

BrokerRegimeDa sapere
Banche italiane, Fineco, DirectaAmministratoÈ il regime di partenza; il dichiarativo si chiede per iscritto entro il 31 dicembre
Trade RepublicAmministratoSostituto d’imposta per i clienti italiani dal gennaio 2025, con una succursale in Italia
Scalable CapitalAmministrato o dichiarativoSostituto d’imposta dal 1° settembre 2026, ti lascia scegliere tra i due regimi
XTBDichiarativoOgni primavera prepara un prospetto con i dati per la dichiarazione
DEGIRO, Trading 212, Interactive Brokers, eToroDichiarativoGuadagni, perdite e IVAFE vanno in dichiarazione

Quindi negli ultimi due anni due broker esteri sono passati all’amministrato, ed è normale chiedersi se sia la direzione giusta per tutti. Ma un broker in amministrato non è per forza un broker migliore: il dichiarativo ha tre vantaggi concreti che con l’amministrato non hai.

Leggi anche:  Regime fiscale ETF in Italia: tutto quello che devi sapere

⏳ Primo vantaggio del dichiarativo: paghi dopo

Facciamo un esempio. Il 2 gennaio vendi un ETF e incassi 10.000 euro di guadagno. In amministrato, quel giorno stesso, la banca ti trattiene 2.600 euro. In dichiarativo quei soldi restano sul tuo conto fino all’estate dell’anno dopo, quindi per circa un anno e mezzo, e per tutto quel tempo li puoi tenere investiti, oppure anche solo parcheggiati dove ti danno un interesse.

📆 Vendi il 2 gennaio 2026 con 10.000 € di guadagno: quando escono i 2.600 € di tasse

Esempio
  • Amministrato
  • Dichiarativo: i soldi restano sul tuo conto
Quando si pagano le tasse su un guadagno di 10.000 euro realizzato il 2 gennaio 2026 In regime amministrato la banca trattiene 2.600 euro il 2 gennaio 2026. In regime dichiarativo gli stessi 2.600 euro restano sul conto fino all’estate del 2027: saldo con F24 entro il 30 giugno 2027 o trattenuta in busta paga da luglio 2027. gen 2026 lug 2026 gen 2027 lug 2027 Amministrato 2 gennaio 2026: la banca trattiene 2.600 euro il giorno della vendita 2.600 € trattenuti subito Dichiarativo Dal 2 gennaio 2026 all’estate del 2027 i 2.600 euro restano sul tuo conto Estate 2027: F24 entro il 30 giugno, oppure trattenuta in busta paga da luglio paghi nell’estate 2027 2.600 € sul tuo conto per circa 18 mesi

Con il 730 e un sostituto d’imposta l’addebito arriva in busta paga da luglio o agosto 2027 (pensione: agosto o settembre); senza sostituto, saldo con l’F24 entro il 30 giugno 2027.

Naturalmente non è uno sconto, perché le tasse sono sempre quelle. Ed è anche una responsabilità: se nel frattempo quei soldi li reinvesti in un ETF a leva e li perdi, a giugno le tasse le devi pagare lo stesso.

Quindi il consiglio è semplice: ogni volta che vendi in guadagno, il 26% mettilo da parte. Fai finta che te l’abbiano trattenuto, e intanto lascia che ti renda qualcosa finché non arriva il momento di pagare.

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📅 Secondo vantaggio: conta il risultato dell’anno

Il secondo vantaggio è un po’ più sottile: in dichiarativo conta il risultato dell’anno, non l’ordine in cui fai le operazioni. Ti faccio un esempio. A marzo vendi un ETC sull’oro con 1.000 euro di guadagno, a ottobre vendi un’azione con 1.000 euro di perdita. Alla fine dell’anno il tuo risultato è zero.

🔁 Stesso anno, stesse operazioni, due regimi

Esempio
OperazioneAmministratoDichiarativo
Marzo: ETC sull’oro, +1.000 €La banca trattiene subito 260 €Nessuna trattenuta
Ottobre: azione, −1.000 €La perdita va nello zainetto, i 260 € non tornanoNessuna trattenuta
Fine anno260 € pagati e 1.000 € di perdita per i guadagni futuriSomma dell’anno: zero, imposta 0 €

In amministrato quei 260 euro non li hai persi per sempre, se nei quattro anni successivi fai altri guadagni da compensare nella stessa banca. Ma intanto quei soldi li ha lo Stato, e se i guadagni non arrivano, restano lì. Fiscomania, nella sua guida alla scelta tra i due regimi, lo scrive così:

«Chi opera in regime amministrato non può procedere a simili compensazioni dal momento che l’imposta sul capital gain è stata già scontata alla chiusura della prima operazione.»

Fiscomania, «Come scegliere tra regime amministrato e dichiarativo?», aggiornato il 3 luglio 2025

Più operazioni fai nell’anno, più questa differenza pesa, ed è per questo che il dichiarativo, secondo me, conviene.

Leggi anche:  Come dichiarare le plusvalenze su ETF nel 730

🎒 Terzo vantaggio: lo zainetto lo porti tu

Il terzo vantaggio è che in dichiarativo le perdite non restano chiuse nell’armadietto di una banca. Ricordi lo zainetto dell’amministrato? In dichiarativo lo zaino lo porti tu: le perdite le scrivi in dichiarazione, e le puoi usare contro i guadagni fatti su qualunque broker in dichiarativo. Se hai XTB e un altro broker in dichiarativo, la perdita che fai su uno abbassa le tasse sui guadagni che fai sull’altro, perché in dichiarazione finisce tutto nello stesso quadro.

E se oggi hai delle perdite chiuse nello zainetto di una banca, c’è un modo per tirarle fuori: chiudi quel conto, e la banca ti rilascia una certificazione delle minusvalenze, che puoi portare in dichiarazione o in un altro conto in amministrato intestato a te. Attenzione, però: il conto lo devi chiudere davvero, perché finché resta aperto le perdite restano lì dentro. La certificazione arriva anche se revochi l’opzione per l’amministrato, ma la revoca vale solo dal 1° gennaio dell’anno dopo.

🗄️ I due cassetti del fisco: torniamo da Marco

La storia di Marco viene da una regola che vale per tutti gli ETF, in tutti e due i regimi. Per il fisco italiano, quello che guadagni e perdi con gli investimenti finisce in due cassetti diversi.

🗄️ I due cassetti

Cassetto 1 — redditi di capitale

articolo 44 del TUIR · 730 quadro M

  • dividendi
  • interessi e cedole
  • proventi degli ETF a distribuzione
  • guadagni sugli ETF

Tassati per intero: qui le perdite non entrano.

Cassetto 2 — redditi diversi

articolo 67 del TUIR · 730 quadro T

  • guadagni e perdite su azioni e obbligazioni
  • guadagni e perdite su ETC, ETN e certificati
  • perdite sugli ETF

Guadagni e perdite si compensano, per l’anno e i quattro successivi.

Il problema degli ETF: quando perdi, la perdita va nel cassetto 2; quando guadagni, il guadagno va nel cassetto 1. E le due cose non si incontrano mai.

La regola è che le perdite possono abbassare solo i guadagni del secondo cassetto. È esattamente quello che è successo a Marco: le sue perdite del 2022, quasi 6.000 euro, non hanno abbassato di un euro le tasse sul guadagno del 2023.

📉 I 10.000 € di Marco nell’LQQ, giorno per giorno (2022-2023)

Prezzi reali LQQEsempio
  • Valore dell’investimento di Marco
  • I 10.000 € di partenza
Valore dei 10.000 euro investiti da Marco nell’LQQ, dal 31 dicembre 2021 al 29 dicembre 2023 Nel 2022 l’investimento scende a 4.080 €: Marco vende il 30 dicembre 2022 con una perdita di 5.920 euro e ricompra il 2 gennaio 2023. Il 29 dicembre 2023 vende a 8.200 €: guadagno di 4.120 euro e 1.071 euro di tasse, pur restando sotto i 10.000 euro di partenza. 0 2.000 4.000 6.000 8.000 10.000 12.000 2022 2023 30/12/2022: vende a 4.080 € perdita di 5.920 €, ricompra il 2 gennaio 29/12/2023: vende a 8.200 € guadagno 4.120 €, tasse 1.071 € fine dic 2021: 10.000 euro fine gen 2022: 8.078 euro fine feb 2022: 7.502 euro fine mar 2022: 8.338 euro fine apr 2022: 6.710 euro fine mag 2022: 5.894 euro fine giu 2022: 5.003 euro fine lug 2022: 6.258 euro fine ago 2022: 5.847 euro fine set 2022: 4.977 euro fine ott 2022: 4.990 euro fine nov 2022: 4.837 euro fine dic 2022: 4.080 euro fine gen 2023: 4.635 euro fine feb 2023: 4.739 euro fine mar 2023: 5.390 euro fine apr 2023: 5.332 euro fine mag 2023: 6.421 euro fine giu 2023: 7.068 euro fine lug 2023: 7.492 euro fine ago 2023: 7.360 euro fine set 2023: 6.815 euro fine ott 2023: 6.351 euro fine nov 2023: 7.485 euro fine dic 2023: 8.200 euro

Chiusure dell’LQQ (Amundi Nasdaq-100 Daily 2x Leveraged, ISIN FR0010342592) da Yahoo Finance: 31/12/2021, vendita il 30/12/2022, riacquisto il 2/1/2023, vendita il 29/12/2023. Se Marco non avesse mai venduto, a fine 2023 avrebbe avuto 8.663 € e nessuna tassa da pagare.

Se Marco avesse fatto lo stesso percorso, con gli stessi prezzi, ma con un ETN o un ETC, guadagno e perdita sarebbero finiti nello stesso cassetto, e di tasse non avrebbe pagato niente.

🧮 Lo stesso percorso con un ETF e con un ETN o un ETC

Esempio
VoceCon l’LQQ (ETF)Con un ETN o un ETC
Perdita del 20225.920 €5.920 €
Guadagno del 20234.120 €, cassetto 14.120 €, cassetto 2
Perdite usate0 €4.120 €
Tasse pagate1.071 €0 €
Perdite ancora da usare, entro il 31/12/20265.920 €1.800 €

Con la leva il tipo di prodotto conta

Con la leva questa differenza conta, perché i prodotti non sono tutti uguali. L’LQQ e gli altri leva 2 di Amundi e di Xtrackers sono ETF, mentre molti prodotti a leva 3, come quelli di WisdomTree, sono ETN o ETC. Lo trovi scritto nella scheda del prodotto, su Borsa Italiana o su justETF.

🔎 Struttura e cassetto di alcuni prodotti a leva

ProdottoISINStrutturaGuadagno nel cassetto
LQQ · Amundi Nasdaq-100 Daily 2x LeveragedFR0010342592ETF1, redditi di capitale
QQQS · WisdomTree Nasdaq-100 3x Daily ShortIE00BLRPRJ20ETN2, redditi diversi
3USS · WisdomTree S&P 500 3x Daily ShortIE00B8K7KM88ETN2, redditi diversi
3GOL · WisdomTree Gold 3x Daily LeveragedIE00B8HGT870ETC2, redditi diversi

Strutture verificate sulle schede justETF il 6 ottobre 2026.

⚠️ Il fisco non è l’unico criterio: ETN ed ETC non sono fondi ma titoli di debito, quindi con loro ti assumi anche il rischio dell’emittente. E i prodotti a leva 3 amplificano il decadimento da volatilità più di una leva 2: scegliere uno strumento solo per il cassetto in cui finisce il guadagno non ha senso.

Questa regola vale in tutti e due i regimi. Da anni si parla di una riforma che unirebbe i due cassetti, prevista dalla legge delega fiscale 111 del 2023, ma a ottobre 2026 non è in vigore, e le regole sono queste. Per approfondire la differenza tra le due categorie c’è la guida sulla tassazione del capital gain sugli ETF e la compensazione delle minusvalenze.

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🗓️ Cosa può fare Marco entro il 31 dicembre 2026

Le perdite di Marco non sono da buttare, e qui il regime torna a contare. Le perdite si possono usare nell’anno in cui le fai e nei quattro anni successivi: quelle del 2022 scadono quindi il 31 dicembre 2026. E possono abbassare le tasse solo su un guadagno del secondo cassetto, quindi su azioni, ETC, ETN o certificati, e solo se quel guadagno arriva entro quella data.

Facciamo un esempio. Marco ha anche un ETC sull’oro, comprato qualche anno fa, che oggi è in guadagno, e pensava comunque di venderlo. Se lo vende entro dicembre, le perdite del 2022 coprono quel guadagno fino a 5.920 euro, e su quella parte Marco non paga niente: su un guadagno di 3.000 euro, per esempio, sono 780 euro di tasse risparmiate. Se invece aspetta gennaio, le perdite del 2022 sono scadute, e su quel guadagno paga il 26% pieno.

⚠️ Attenzione: vendere solo per motivi fiscali non deve diventare un automatismo. Ci sono le commissioni, lo spread, e il rischio di dover ricomprare a un prezzo più alto. La prima domanda è sempre se quella vendita ha senso per il tuo portafoglio, e solo dopo quanto ti fa risparmiare.

E qui il regime conta di nuovo. Se Marco è in amministrato, il guadagno lo deve fare nella stessa banca dove ha le perdite. Se è in dichiarativo, va bene qualunque broker in dichiarativo, perché in dichiarazione mette tutto insieme.

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⚠️ Gli svantaggi del dichiarativo

Fin qui i vantaggi del dichiarativo. Adesso vediamo anche gli svantaggi, perché ci sono e devi conoscerli prima di scegliere.

1. Il lavoro da mettere in conto

Ogni anno devi mettere in dichiarazione guadagni, perdite, dividendi e il valore del conto al 31 dicembre. Se fai poche operazioni ci vuole poco, se ne fai centinaia ci vuole di più, e in quel caso conviene appoggiarsi a un CAF o a un commercialista, che è un costo da mettere in conto.

2. Gli errori costano

Se ti dimentichi il quadro W, la sanzione va dal 3% al 15% del valore non dichiarato, dal 6% al 30% per i Paesi della black list. E se sbagli le tasse, si aggiungono le sanzioni su quello che non hai pagato: per una dichiarazione infedele, il 70% dell’imposta in più dovuta.

3. I dividendi delle azioni estere

Questo è il punto dove il dichiarativo ti costa di più. Prendi un’azione americana che ti paga 100 euro di dividendo: gli Stati Uniti te ne trattengono 15. Con una banca italiana le tasse italiane le paghi solo su quello che resta; in dichiarativo, invece, le paghi su tutti i 100 euro.

💵 Dividendo di 100 € da un’azione americana

VoceBanca italiana (amministrato)Dichiarativo
Dividendo lordo100,00 €100,00 €
Ritenuta americana del 15% (con il modulo W-8BEN)−15,00 €−15,00 €
Imposta italiana del 26%−22,10 €, sul netto di 85 €−26,00 €, sul lordo di 100 €
Ti resta62,90 €59,00 €

Se il tuo piano si sviluppa attorno a una strategia di dividendi di azioni estere, questa differenza va considerata. Con gli ETF ad accumulazione invece il problema non c’è, perché non distribuiscono niente.

4. La disciplina

L’abbiamo già visto con il primo vantaggio: le tasse arrivano un anno dopo, e i soldi per pagarle devono esserci.

E un caso particolare: la successione

Per ETF e fondi, secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate (circolare 19/E del 2013), il passaggio agli eredi è trattato come una cessione. In amministrato l’intermediario trattiene il 26% sulla plusvalenza maturata; in dichiarativo il calcolo e la dichiarazione spettano agli eredi, che in più devono gestire la pratica con un intermediario estero.

🚫 Tre errori da evitare in dichiarativo

  1. Mettere i guadagni sugli ETF nel quadro T, insieme alle plusvalenze delle azioni. Ricordati dei due cassetti: il guadagno su un ETF va nel quadro M del 730 (RM nel modello Redditi), e lì le perdite non lo possono toccare.
  2. Saltare il quadro W perché sul conto ci sono pochi soldi. Per ETF e azioni va compilato sempre: la soglia dei 15.000 euro vale solo per i conti correnti e i depositi.
  3. Pensare che il prospetto del tuo broker basti per tutto. Quello di XTB, per esempio, riguarda solo le operazioni fatte su XTB: se hai altri broker, i numeri li devi sommare tu.

📒 Un anno intero: l’esempio di Giulia

Adesso mettiamo tutto insieme con un anno intero, così vedi come funziona dall’inizio alla fine. Giulia usa XTB. A marzo vende un’azione e guadagna 2.000 euro, a giugno vende un’altra azione in perdita di 500 euro, e a settembre vende un ETF con 1.000 euro di guadagno. Per tutto l’anno, sul conto, Giulia ha i suoi soldi interi, senza nessuna trattenuta.

🧾 L’anno di Giulia nei due regimi

Esempio
OperazioneDichiarativoAmministrato
Marzo: azione, +2.000 €Nessuna trattenutaLa banca trattiene subito 520 €
Giugno: azione, −500 €Nessuna trattenutaLa perdita va nello zainetto, nessun rimborso
Settembre: ETF, +1.000 €Nessuna trattenutaLa banca trattiene subito 260 €
In dichiarazione, quadro T (azioni)26% su 2.000 − 500 = 1.500 € → 390 €Niente da dichiarare
In dichiarazione, quadro M (ETF)26% su 1.000 € → 260 €, la perdita qui non entraNiente da dichiarare
Totale imposte650 €, pagati l’anno dopo780 €, pagati durante l’anno
Perdite che restanoNessuna500 € nello zainetto, in attesa di un guadagno futuro

L’IVAFE sul valore del conto in dichiarativo e il bollo in amministrato valgono entrambi lo 0,2%: non cambiano il confronto.

In primavera Giulia scarica il prospetto di XTB. Nel quadro T ci sono le due azioni: guadagno e perdita si compensano, e paga il 26% su 1.500 euro. Nel quadro M c’è l’ETF, che sta nell’altro cassetto: lì la perdita non entra, e paga il 26% su tutti i 1.000 euro. In tutto fanno 650 euro, e se Giulia è una dipendente glieli trattengono in busta paga nell’estate dell’anno dopo.

La differenza, quest’anno, è di 130 euro, ed è esattamente il 26% della perdita di giugno. In amministrato quei 500 euro di perdita restano nello zainetto, e torneranno utili solo se nei quattro anni successivi Giulia farà un guadagno del secondo cassetto nella stessa banca.

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🧾 In pratica con XTB: il prospetto fiscale

XTB ogni anno, in primavera, ti prepara un prospetto per la dichiarazione dei redditi. Lo trovi nell’area clienti, nella sezione Documenti, e ti arriva una notifica quando è pronto. Dentro ci sono già i numeri divisi per quadro, con i riferimenti al modello Redditi (RM, RT e RW, che nel 730 corrispondono ai quadri M, T e W): guadagni, perdite, dividendi e valore del conto.

Resta un documento di supporto: XTB non fornisce consulenza fiscale, il prospetto comprende solo le operazioni fatte su XTB e la responsabilità di quello che dichiari è tua. Però ti risparmia la parte più lunga, che è rimettere insieme tutte le operazioni dell’anno.

📋 I quattro passaggi, ogni anno

  1. Quando vendi in guadagno, metti da parte il 26%.
  2. In primavera scarichi il prospetto fiscale dall’area clienti, sezione Documenti.
  3. Lo porti al CAF o al commercialista, oppure lo usi per compilare tu il 730: quadri M, T e W.
  4. Paghi: se hai un datore di lavoro o una pensione le tasse te le trattengono in busta paga o sulla pensione, altrimenti le versi con l’F24.
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📊 Il confronto completo

⚖️ Regime amministrato e dichiarativo, punto per punto

CaratteristicaAmministratoDichiarativo
Chi fa i calcoliLa banca o il broker, come sostituto d’impostaTu, o il CAF o il commercialista
Quando paghiIl giorno della venditaL’anno dopo, con la dichiarazione
Aliquote26%, 12,5% sui titoli di StatoLe stesse
Imposta sul patrimonioBollo dello 0,2%, addebitato dalla bancaIVAFE dello 0,2% con un broker estero, calcolata nel quadro W
Compensazione nell’annoIn ordine cronologico: una perdita successiva non restituisce l’imposta già trattenutaSul risultato dell’anno intero
PerditeRestano nello zainetto della singola banca, per l’anno e i quattro successiviUsabili con qualunque broker in dichiarativo, per l’anno e i quattro successivi
Dividendi di azioni estere26% sul netto della ritenuta estera26% sul lordo: costa di più
Dichiarazione dei redditiNiente da scrivere730 quadri M, T e W (Redditi: RM, RT e RW)
Successione di ETF e fondiL’intermediario trattiene il 26%Calcolo e dichiarazione a carico degli eredi
Rischio di erroriBassoSanzioni se sbagli o dimentichi il quadro W

🧭 Quale scegliere? Tre profili

Allora, alla fine, quale scegliere? Ti propongo tre profili, e nessuno ti obbliga a sceglierne uno solo.

👥 Quale regime per quale investitore

🌱

Fai un PAC su un ETF e non vendi per anni

Se compri e tieni, e l’idea della dichiarazione dei redditi ti mette ansia, l’amministrato è la scelta più comoda, ed è giusto dirlo.

Amministrato

⚡

Fai più operazioni, usi ETC, azioni o certificati, hai più broker

Il dichiarativo ti dà più controllo: paghi dopo, compensi sull’anno intero e le perdite le porti con te.

Dichiarativo

🔀

Vuoi tutte e due le cose

Tieni il PAC di lungo periodo in una banca in amministrato e usi un broker in dichiarativo come XTB per la parte più attiva. Ricordati solo che le perdite di un conto non passano da sole nell’altro.

Entrambi

Se fai un PAC su un ETF a leva, la parte fiscale pesa anche sulla strategia: nell’articolo sul PAC su ETF a leva trovi perché in Italia conviene ribilanciare con i versamenti invece che vendendo.

💬 Il mio punto di vista

L’avrai capito: io preferisco il dichiarativo, e per come investo io l’amministrato sarebbe un errore. Il dichiarativo può fare paura, e lo capisco, ci sono passato anche io. Ma una volta che hai il prospetto del broker e sai in quale quadro va cosa, il lavoro si riduce molto, e in cambio paghi dopo, compensi sull’anno intero e porti le perdite con te. Per chi fa più di qualche operazione all’anno, secondo me i vantaggi sono molto superiori alla scomodità, che tra l’altro è relativa.

Detto questo, non esiste un regime giusto per tutti: se il tuo è un PAC che non tocchi per vent’anni, la comodità dell’amministrato ha un valore vero, e i suoi costi in più sono piccoli. Ti invito a rifletterci con i numeri della tua situazione, non con la paura della dichiarazione.

📌 Il riassunto in 30 secondi

  • Le aliquote sono le stesse in tutti e due i regimi: 26% sui guadagni, 12,5% sui titoli di Stato, 0,2% l’anno di bollo o IVAFE. Cambia chi fa i calcoli e quando paghi.
  • Il dichiarativo ti fa pagare dopo, compensa sull’anno intero e ti lascia portare le perdite da un broker all’altro. In cambio ti chiede un po’ di lavoro e di attenzione alle scadenze, e sui dividendi delle azioni estere ti costa di più.
  • Se investi in ETF, la regola dei due cassetti vale in tutti e due i regimi: il guadagno su un ETF non si compensa con le perdite.
  • Le perdite del 2022 scadono il 31 dicembre 2026: si possono usare solo contro guadagni su azioni, ETC, ETN o certificati.
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❓ FAQ – Regime amministrato o dichiarativo – Domande Frequenti

✅ Qual è la differenza tra regime amministrato e dichiarativo?

Le aliquote sono le stesse: 26% sui guadagni, 12,5% sulla quota che viene dai titoli di Stato e 0,2% l’anno sul valore degli investimenti, come imposta di bollo o come IVAFE. Cambiano chi fa i calcoli e quando paghi. Nel regime amministrato la banca o il broker fa da sostituto d’imposta: trattiene le tasse il giorno della vendita e tu non dichiari nulla. Nel dichiarativo nessuno ti trattiene niente: guadagni, perdite e investimenti esteri li indichi tu nella dichiarazione dei redditi, nei quadri M, T e W del 730, e le tasse le paghi l’anno dopo.

✅ XTB è in regime amministrato?

No. XTB non è sostituto d’imposta per i clienti italiani: opera in regime dichiarativo, quindi non trattiene le tasse sulle vendite in guadagno e sei tu a dichiararle. Ogni primavera mette a disposizione nell’area clienti, nella sezione Documenti, un prospetto con i dati divisi per quadro (RM, RT e RW del modello Redditi, che nel 730 corrispondono ai quadri M, T e W). Il prospetto comprende solo le operazioni fatte su XTB: se hai altri broker, i numeri vanno sommati.

✅ Conviene il regime amministrato o il dichiarativo?

Dipende da come investi. Se fai un PAC su un ETF, compri e non vendi per anni e la dichiarazione dei redditi ti mette ansia, l’amministrato è la scelta più comoda. Se fai più operazioni nell’anno, usi anche ETC, azioni o certificati o hai più di un broker, il dichiarativo ti fa pagare dopo, compensa guadagni e perdite sull’anno intero e ti lascia usare le perdite su tutti i broker in dichiarativo. In cambio chiede lavoro e attenzione alle scadenze, e sui dividendi delle azioni estere costa di più. Si possono anche usare tutti e due, con un conto per regime.

✅ Come si passa dal regime amministrato al dichiarativo?

Con una banca italiana l’amministrato è automatico: per passare al dichiarativo devi chiederlo per iscritto entro il 31 dicembre, e il cambio vale dal 1° gennaio dell’anno dopo. Le perdite chiuse nello zainetto fiscale della banca escono solo con la certificazione delle minusvalenze, che l’intermediario rilascia quando chiudi il conto o revochi l’opzione per l’amministrato: puoi usarle in dichiarazione fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. In alternativa puoi aprire un conto presso un broker che opera già in dichiarativo.

✅ Le minusvalenze su un ETF si compensano con le plusvalenze su un altro ETF?

No, in nessuno dei due regimi. Per il fisco italiano il guadagno su un ETF armonizzato è un reddito di capitale, mentre la perdita è un reddito diverso, e le perdite possono abbassare solo i redditi diversi: guadagni su azioni, obbligazioni, ETC, ETN e certificati. Le perdite valgono per l’anno in cui le realizzi e per i quattro successivi, quindi quelle del 2022 scadono il 31 dicembre 2026. Una riforma che unirebbe le due categorie è prevista dalla legge delega fiscale 111 del 2023, ma a ottobre 2026 non è in vigore.

✅ Con un broker estero bisogna compilare il quadro W anche con pochi euro?

Sì. Per titoli ed ETF il monitoraggio fiscale è dovuto qualunque sia l’importo: la soglia di 15.000 euro riguarda solo i conti correnti e i depositi. Nel 730 si fa nel quadro W, che serve anche a calcolare l’IVAFE dello 0,2%, nel modello Redditi nel quadro RW. Se lo dimentichi la sanzione va dal 3% al 15% degli importi non dichiarati, dal 6% al 30% per i Paesi della black list. Dal 2017 l’Agenzia delle Entrate riceve in automatico i dati dei conti esteri grazie allo scambio automatico di informazioni.

🎯 Conclusione

Regime amministrato e dichiarativo pesano allo stesso modo: 26% sui guadagni e 0,2% l’anno sul patrimonio. Cambia chi fa i calcoli e quando paghi, e da lì vengono tutte le differenze. Il dichiarativo ti fa pagare dopo, compensa sull’anno intero e ti lascia portare le perdite da un broker all’altro; in cambio ti chiede un po’ di lavoro, attenzione al quadro W e alle scadenze, e sui dividendi delle azioni estere ti costa di più.

Se investi in ETF, ricordati dei due cassetti: il guadagno su un ETF non si compensa con le perdite, in nessuno dei due regimi. E se hai perdite del 2022, hai tempo fino al 31 dicembre 2026 per usarle. Per compilare i quadri passo per passo, la guida su come dichiarare le plusvalenze su ETF nel 730 spiega cosa va dove.

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⚠️ Avvertenza. Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza fiscale né finanziaria, né sollecitazione all’investimento. Le regole indicate sono quelle in vigore a ottobre 2026 e possono cambiare: verifica sempre le istruzioni aggiornate dell’Agenzia delle Entrate e, per la tua situazione, rivolgiti a un CAF o a un commercialista. Gli esempi di Marco e Giulia sono illustrativi; i prezzi dell’LQQ sono quelli reali. Gli ETF a leva, gli ETN e gli ETC sono strumenti ad alto rischio: puoi perdere una parte rilevante o la totalità del capitale investito.

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